Prima i minori

L’importante progetto, avviato il 1º settembre, richiede un continuo monitoraggio per verificare in modo attento lo stato delle attività pianificate e per mantenere contatti costanti con tutti i soggetti coinvolti.
In questa prospettiva si è svolta la missione di gennaio di Rino Rocchelli, una missione come sempre molto intensa, ricca di incontri. Nei nostri locali di Ayamé è avvenuto l’incontro con la nuova ambasciatrice italiana in Costa d’Avorio, dottoressa Roberta Di Lecce, e con il dottor Marco Rusconi, direttore dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), finanziatrice del progetto, che era accompagnato da alcuni collaboratori. Gli ospiti hanno visitato la Pouponnière, si sono interessati dei progetti attualmente in corso e hanno manifestato grande apprezzamento per l’attività che l’Agenzia porta avanti da oltre un trentennio.
La missione di Rino è stata dedicata anche a incontri con i partners del progetto (Mani Tese e Gruppo Abele), al monitoraggio degli altri progetti in corso e all’esame della situazione organizzativa e finanziaria dell’ospedale e della Pouponnière.
Attualmente si trova ad Ayamé la capo progetto, ingegnere Tabata Fioretto, che sarà impegnata per due settimane in un intenso lavoro di pianificazione, coordinamento e controllo delle attività.

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Una delegazione di autorità, tra cui l’ambasciatrice italiana e il direttore di AICS, in visita alla nostra struttura ad Ayamé
Rino Rocchelli illustra agli ospiti il progetto “Prima i minori”
Tabata Fioretto con la contabile locale Doris al lavoro

 

Il progetto “Cura delle cataratte infantili”

Nei mesi scorsi abbiamo risposto favorevolmente alla richiesta di aiuto da parte del team di oculisti dell’associazione World Medical Aid (WMA) di Tarquinia – operativa come noi in Costa d’Avorio e con cui collaboriamo da anni – per l’acquisto di un costoso accessorio del microscopio operatorio di oftalmologia in dotazione all’Ospedale Don Orione di Bonoua, unico strumento del genere nel raggio di centinaia di chilometri. Il costo dell’accessorio è stato quasi interamente coperto dal contributo offerto dal Comune di Pavia, a cui va il nostro sentito grazie, nell’ambito dell’azione “Pavia città aperta al mondo – Cooperazione e solidarietà internazionale” (edizione 2025).
Con il ripristino completo dell’apparecchiatura è ora possibile eseguire interventi di cataratta alle persone più fragili, specialmente ai bambini salvando loro la vista. Anche se meno frequente di quella in età adulta, la cataratta nei bambini è molto più grave poiché nei paesi a basso reddito è spesso la causa principale della cecità.

 

Il progetto “Orti”

Grazie alla generosa donazione di una nostra socia, è stato avviato un progetto destinato a supportare i villaggi rurali. Dopo che saranno costruite cinque abitazioni in muratura, dotate di un pozzo di acqua potabile, verrà realizzata una vasta coltivazione di ortaggi di cui beneficeranno la Pouponnière e la popolazione locale.

 

La missione pediatrica

Nella missione di gennaio Rino Rocchelli è stato accompagnato dalla ginecologa, dottoressa Paola Caravaggi, per molti anni attiva in diversi Paesi dell’Africa. Invitata dall’Agenzia a visitare l’ospedale di Ayamé e i dispensari sparsi nel territorio, ha esaminato la situazione cogliendo potenzialità e criticità. Il suo sguardo competente è per noi importante perché ci permetterà di orientare al meglio il progetto apportando i necessari aggiustamenti.
Quella che segue è la relazione rilasciata dalla dottoressa Caravaggi al ritorno dalla missione.
Avevo già sentito parlare di Ayamé molti anni fa, ma l’idea che ti fai di un posto è sempre filtrata dai ricordi di chi ci era stato… magari un sacco di tempo prima. Non è la stessa cosa andare e vedere con i propri occhi. Ho visitato l’ospedale di Ayamé e dieci Centre de Santè che rientrano nel campo di intervento del progetto “Prima i minori”.
Di questi, Bianouan, Ketesso e Yaou sono Centre de Santè Urbain, perchè si trovano in villaggi molto più grandi degli altri, e sono dotati di laboratorio e di personale più numeroso e qualificato (compreso un tecnico di laboratorio e teoricamente anche un medico). Anche i Centre de Santè Rural dispongono di infermieri ed ostetriche in numero proporzionale all’attività svolta. Alcuni sono ordinati e funzionanti, altri trascurati e trasandati; al di là del contesto, moltissimo dipende dall’efficienza e dallo spirito di iniziativa del personale, a partire dai capi.
L’ospedale di Ayamé ha buone potenzialità. Purtroppo alcuni servizi paiono più trascurati di altri, ma nessuno brilla per efficienza. I pazienti sono pochi rispetto alle capacità ed alla storia dell’ospedale. Si dice che chi può permetterselo si reca direttamente all’ospedale di Aboisso, che è più grande, con molti medici presenti.
Farsi curare è molto caro per la maggior parte delle famiglie specialmente in ambito rurale. Solo per alcune patologie o necessità tutti gli ospedali e i Centre de Santè ricevono e dispensano test e terapie gratuite: malaria, malnutrizione, tubercolosi, HIV, contraccezione, assistenza al parto e cesareo. Per tutto il resto il paziente deve pagare. Naturalmente esistono assicurazioni private che coprono buona parte delle spese, ma la maggior parte delle persone può permettersi solo la CMU (Carte Maladie Universelle, la mutua statale), che costa poco più di una bottiglia di birra, ma che rimborsa, e solo parzialmente, alcuni farmaci e procedure mediche/infermieristiche. Malgrado la recente campagna di sensibilizzazione, la diffusione della CMU è ancora relativamente scarsa.
In tutto questo contesto, il contributo dell’Agenzia, come supporto tecnico o formativo, può sembrare solo poco più di una goccia, ma è importante che quella goccia vada dove ce n’è più bisogno e possa contrbuire a far crescere un germoglio.

Rino Rocchelli e Paola Caravaggi in partenza per Ayamé
Paola Caravaggi in visita all’Ospedale

La presenza ad Ayamé della dottoressa Caravaggi ha dato impulso alla missione di Greta Rosset e Rossana di Micco, specializzande della Scuola di Pediatria del San Matteo, la cui attività era stata inizialmente frenata da intoppi burocratici. Con il supporto di Paola Caravaggi Greta e Rossana hanno fatto piena esperienza sul campo operando sia nell’Ospedale HGA di Ayamé sia in alcuni dispensari del territorio fino al loro rientro avvenuto a metà gennaio.

 

Una bella storia

La missione pediatrica sta proseguendo perché ai primi di febbraio hanno raggiunto Ayamé le specializzande Elena Arnaudo e Anna Martinoia.
A pochi giorni dal loro arrivo le giovani pediatre sono state protagoniste di una storia straordinaria quando, in occasione di quello che doveva essere un normale giro di visita al dispensario di Koffikro, hanno assistito a un parto molto complicato. Al momento della nascita il bambino risultava cianotico e non respirava. Senza perdersi d’animo Elena e Anna, disponendo solo di un piccolo aspiratore manuale e di uno stetoscopio, hanno aiutato l’ostetrica locale a rianimare il piccolo. “Dopo i primi secondi di ventilazione, abbiamo sentito il battito salire. – hanno raccontato commosse – Abbiamo continuato per 30 minuti, finché quel respiro tanto atteso non è finalmente arrivato.
Una bella storia: il racconto di una vita salvata ma anche la testimonianza dell’importanza della cooperazione internazionale.

Le nostre pediatre in visita ai dispensari

 

La missione dei volontari di Cesena

Il 19 gennaio sono arrivati ad Ayamé anche i volontari di Cesena, che da alcuni anni supportano l’Agenzia. Con l’infermiera Chiara Alessandrini, “veterana” del gruppo, questa volta si sono uniti la collega Giorgia Gatto, l’impareggiabile “tuttofare” Vincenzo La Rovere e l’educatrice Silvia Gatto.

A fine missione ognuno di loro ci ha raccontato la propria esperienza: sono testimonianze in cui emergono passione, dedizione e grande umanità.

Iniziamo da Chiara, alla sua quarta missione, che insieme a Giorgia è stata impegnata in un importante studio di osservazione sulla malaria in età pediatrica.

Per il quarto anno consecutivo Ayamé mi ha regalato emozioni profonde. Tornare qui significa ritrovare un luogo che, anno dopo anno, è diventato parte di me: una terra capace di sorprendere sempre, fatta di incontri autentici, sguardi intensi e una straordinaria umanità. Tra le esperienze più toccanti c’è il legame con i bambini della Pouponnière. Nel tempo si è costruito un rapporto sincero e reciproco: rivederli ogni anno è una gioia immensa. Negli abbracci, nei sorrisi e nella semplicità dei momenti condivisi si ritrova un affetto che cresce e si rafforza. Per me è sempre un grande onore poter tornare e condividere ancora un tratto di strada con loro. Accanto a questa dimensione umana, la missione di quest’anno ha avuto anche un importante valore sanitario. In qualità di infermiera, insieme a Giorgia ho guidato uno studio osservazionale sulla malaria in età pediatrica presso l’ospedale di Ayamè e nei dispensari di Amoakro, Ebikro, Piste 4 e Akressi. L’elevata partecipazione della popolazione e l’efficacia dei test rapidi dimostrano quanto sia importante portare screening e cure direttamente sul territorio. Lo studio evidenzia anche quanto sia necessario continuare a lavorare su azioni concrete di miglioramento, rafforzando le strategie di prevenzione, sensibilizzazione, vaccinazione e trattamento, e garantendo la disponibilità gratuita dei farmaci antimalarici nelle strutture sanitarie. È un impegno doveroso, soprattutto quando si parla della salute dei bambini. Per me questa missione rappresenta molto più di un’esperienza professionale: è un percorso umano che, anno dopo anno, continua a insegnarmi il valore profondo della cura, della collaborazione e dell’incontro tra persone che, pur provenendo da realtà diverse, lavorano insieme con un unico obiettivo, proteggere la salute e il futuro dei più piccoli.

L’importanza del monitoraggio della malaria infantile è sottolineata anche da Giorgia.

La mia esperienza come infermiera è stata molto positiva. Con l’aiuto dell’associazione abbiamo potuto realizzare uno studio sulla malaria, siamo riuscite a spargere la voce del nostro progetto tramite passa parola tra i villaggi locali e abbiamo avuto l’opportunità di testare più di 900 bambini, di cui siamo riusciti a trattarne più di 200 positivi alla malattia. Abbiamo avuto tantissima affluenza e questo mi rende piena di gioia perché significa che queste persone credono molto in noi, e in un cambiamento futuro della sanità.

Silvia era alla sua prima missione come educatrice. Ecco il suo racconto.

Ayamé è una semplice realtà che però ti fa sentire subito accolta nella sua quotidianità; sono le case di legno con tetti di plastica e persone che sorridono, è la confusione delle 18:00 quando la gente torna dal lavoro nelle piantagioni su immensi camion, sono i bambini per strada che ti salutano chiamandoti le blancs, sono le infinite stoffe colorate e odori “strani” del mercato, è la signora che dorme dentro al negozio stracolmo di cose e polvere che devi svegliare per chiedere il materiale che ti serve ed infine sono le solite persone sorridenti che ti salutano e fanno festa quando passi. Durante questo mese di volontariato, in qualità di educatrice professionale, ho collaborato con le tanties della Pouponnière nei vari momenti della giornata: dall’ aiutarle a fare la doccia ai bimbi, al dargli il pranzo o la cena e nelle attività pomeridiane dove principalmente usavamo la musica come strumento di svago e movimentando il tutto con palloncini o trucca bimbi. Ho aiutato anche in cucina preparando i pasti per i bimbi e imparando i vari nomi dei piatti locali o modi di cucinare, diversi dai nostri.

Anche Vincenzo La Rovere, per tutti Enzo, il volontario capace di risolvere ogni problema pratico, ci ha regalato il suo racconto, un emozionante episodio di solidarietà di cui è stato testimone.

Desidero raccontare quello che mi è successo un giorno tornando da Aboisso ad Ayamé con un taxi. Circa a metà strada ci siamo fermati per una gomma a terra. L’autista si accorge di non avere il cric per sollevare l’auto, quindi ferma un’altra macchina che passava e chiede al conducente se può prestargli il cric. Questo signore scende e, visto che aveva il baule pieno, lo svuota completamente per prendere il suo cric e darcelo. A questo punto sembrerebbe tutto risolto, ma cosa succede? Una volta alzata l’auto e smontata la ruota, l’autista si accorge che la ruota di scorta che aveva non andava bene: non era la sua. A questo punto si mette sul ciglio della strada e aspetta che passi un’altra macchina per fermarla. Appena ne arriva una, la ferma e chiede se può prestargli la ruota di scorta. Anche questa volta la persona accetta e finalmente riusciamo a ripartire. Racconto questo episodio per dire quanto sia impressionante la solidarietà. Quanti di noi avrebbero dato il proprio cric oppure la propria ruota di scorta? Credo nessuno.

L’11 febbraio il gruppo cesenate è stato raggiunto da altri due volontari della città romagnola: l’educatore Alfredo Squeo, con Chiara alla sua quarta missione, e Monica Belli di Piccolo Mondo, l’associazione che con generosità sostiene l’Agenzia. Queste le loro toccanti testimonianze.

C’è una terra rossa che non sporca solo le scarpe, ma entra dentro fino a profumare di casa. Quest’anno sono tornato ad Ayamé per la quarta volta: pochi giorni appena, ma densi come anni, perché qui ogni secondo è un regalo. Insieme ai miei compagni di viaggio – Monica, Chiara, Silvia ed Enzo – abbiamo aperto le giornate correndo alla Pouponnière per riabbracciare i piccolini. Ho trovato una città in fermento, quasi irriconoscibile in certi tratti: l’asfalto che finalmente collega Aboisso, il campo da basket in rifacimento e nuovi spazi che sorgono. È tutto in disordine, eppure non ho mai visto tanta armonia. È il paradosso di questo posto: non c’è niente, eppure c’è tutto quello che serve. Grazie Ayamè, perché ogni volta mi insegni di nuovo a distinguere le cose importanti da tutto il resto.

E dopo le parole di Alfredo il racconto di Monica.

Sono rientrata da diversi giorni dal viaggio che mi ha portato con Agenzia n.1, a rappresentare Piccolo Mondo Odv ad Ayamé, una permanenza di 11 giorni, ma che ho vissuto con grande intensità emotiva. Ritornare alla quotidianità non è stato facile. È ancora troppo viva in me la routine giornaliera, il risveglio del mattino presto quando il rito della preparazione alla colazione dei bimbi della Pouponnière comincia. Non posso dimenticare quei visi, quegli occhi, quei sorrisi, la ricerca di una mano da stringere e di un adulto con cui condividere un abbraccio, le coccole sul tappeto, le canzoni intonate, il momento del bagnetto accompagnato da nuvole di borotalco. La nostalgia di quei giorni e di quell’angolo di Costa D’avorio non si accompagna alla tristezza, un sentimento che invece mi affliggeva nella mia attività di volontariato in Bielorussia, dove c’è un altro tipo di povertà, dove non esistono bambini di strada e non solo per il clima che certamente non lo consente, ma perché lo Stato provvede a incardinare quelle creature in istituti, e nelle stanze degli orfanotrofi che diventano il loro unico mondo fino alla maggiore età. Ad Ayamé ho visto le misere condizioni igieniche in cui versa la popolazione dei villaggi, dove le galline razzolano nei fossi di scolo e i bimbi in grado di camminare diventano i figli di tutti. Aspetto difficile da metabolizzare. Eppure, ho visto gioia, gratitudine per le cose donate: dalle scope, alle pentole, dalle caramelle ai piccoli giochi e spille per capelli che avevo portato con me. Molto emozionante e formativa è stata la condivisione del tempo con i compagni di viaggio: Chiara e Silvia molto efficienti, amorevoli con tutti grandi e piccoli, empatiche, sorridenti, integrate come se fossero parte da sempre di questo meraviglioso Paese, Alfredo così prodigo di informazioni, di grande compagnia e organizzatore di giochi coi bambini e insieme a Enzo pronti a risolvere ogni piccolo e grande problema di natura pratica e logistica, le due pediatre Elena e Anna formidabili. E poi la cena a casa di Ernest e della sua bellissima famiglia “allargata” così accogliente e di grandissima generosità. Ed Emi che ha scelto di vivere in questo Paese, accudire, e gestire la Pouponnière e quel che le gira attorno con amore incondizionato. Le mie parole non sono sufficienti a raccontare la bellezza di quei cieli, il canto di uccelli a me sconosciuti, i colori delle stoffe che ho voluto portare con me, i ventagli artigianali cuciti con fatica a mano che alleviano solo un poco caldo e umidità, le camminano scalzi. Non so neppure al momento se questo viaggio resterà per me un fatto isolato o se sarà il primo di un cammino diverso da quello che ho intrapreso e tuttora continua verso i cosiddetti bambini di Chernobyl della Bielorussia, ma certamente credo di potere dire che sostegno materiale e una “nostra” presenza, discreta, amichevole, alla pari, sia di grande aiuto ad una popolazione cui è facile affezionarsi e portare nel cuore.

I volontari di Cesena con i piccoli della Pouponnière
Chiara e Giorgia al lavoro
Chiara impegnata nello screening della malaria

Eventi

Mercatino di Pasqua

Il 28 marzo abbiamo partecipato con un nostro banchetto all’iniziativa Pasqua in Ateneo nel Cortile delle Magnolie della nostra Università.

 

Concerto

Sabato 16 maggio alle ore 21 il Teatro Cesare Volta ospiterà il gruppo musicale Aviatori Mistici che si esibirà nel concerto tributo a Lucio Dalla “Come è profondo il mare”. Il ricavato della serata è generosamente offerto alla nostra Agenzia.

Partecipate numerosi!

 

Mostra di Giorgio Flor

In collaborazione con il Collegio universitario Cairoli è in programma una mostra di opere di Giorgio Flor che generosamente devolverà il ricavato alla nostra Associazione.
La rassegna sarà allestita nella Galleria d’arte del Collegio e rimarrà aperta dal 4 al 6 giugno.

Vi aspettiamo!

 

 

Serata dedicata all’Africa

Con alcuni amici ivoriani stiamo organizzando una serata da vivere insieme con sonorità e sapori africani. Probabilmente sarà verso metà giugno. Vi terremo informati.

 

Attestati di donazione

Nei mesi scorsi abbiamo provveduto a inviare gli attestati relativi alle donazioni del 2025. Invitiamo chi non l’avesse ricevuto a segnalarlo alla segreteria (info@puntoapunto.org) indicando eventuali variazioni dell’indirizzo email e/o di residenza.

 

 

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Come fare?

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