Mostra di beneficenza a favore dell’Agenzia n.1 di Pavia per Ayamè.
A cura di Angela Fraschini, Marino Piccinni, Alberto Majocchi, Rino Rocchelli, Cristina Gallotti
Inaugurazione giovedi 22 ottobre, dalle ore 18:00
23 – 25 ottobre 2026 / 11:00 – 19:00
Urban Center, Palazzo Broletto – Piazza della Vittoria, Pavia
Giorgio Flor, professore emerito di Chimica Fisica presso l’Università di Pavia, applica l’approccio scientifico, derivato dal suo percorso accademico, alla ricerca pittorica che da alcuni anni ha intrapreso.
Una parte significativa delle opere qui esposte nasce dalla scomposizione
dell’immagine in una griglia regolare di quadrati, che richiama la bassa risoluzione dei primi schermi digitali. Ogni singolo “maxi pixel” è dipinto rigorosamente a mano, a olio su tela, conservando la texture e la pastosità della pittura tradizionale.
La scomposizione geometrica del soggetto richiama il procedimento analitico della ricerca scientifica: come la materia viene indagata attraverso le sue componenti, così l’immagine viene ricondotta ai suoi elementi essenziali. Osservate da vicino, le tele appaiono come mosaici astratti di forme e colori; allontanandosi, i singoli tasselli si ricompongono e la figura diventa riconoscibile.
I soggetti comprendono volti di figure iconiche della contemporaneità appartenenti al mondo politico, religioso e sportivo, accanto a scorci caratteristici di Pavia e ad altri soggetti. In particolare vi è un ritratto di Einstein, simbolo della genialità scientifica e dell’intuizione umana: la frammentazione del volto nella parte superiore diventa qui una metafora della progressiva digitalizzazione e simulazione della conoscenza e della mente umana da parte dell’intelligenza artificiale.
Altre opere sviluppano la ricerca attraverso forme geometriche essenziali — cerchi, triangoli, rettangoli — e una gamma cromatica contenuta. I rapporti tra forme, colori, pesi visivi e spazi costruiscono equilibri dinamici, nei quali la geometria diventa strumento di tensione, ritmo e armonia.
Infine, in un’altra serie di lavori lettere e parole perdono la loro funzione per
trasformarsi in materia visiva, collocandosi al confine tra scrittura e figurazione.
L’invito è a sospendere per un momento la lettura automatica e a osservare la parola come forma.
Dalla scomposizione dell’immagine alla geometria, dalla geometria alla scrittura, il percorso procede verso una progressiva riduzione del superfluo, alla ricerca di ciò che resta: forma, colore, equilibrio e percezione.
Giorgio Flor è professore emerito di chimica fisica presso l’Ateneo di Pavia. Al termine della lunga carriera accademica ha ripreso la passione per la pittura, dedicandosi alla ritrattistica e alla rappresentazione astratta.
I lavori informali, scelti per questa mostra, sono inquadrabili in una delle correnti artistiche fondamentali della seconda metà del Novecento: il minimalismo, espressione radicale dell’astrattismo estremo. Per questa corrente pittorica l’opera si concentra sulla forma pura, sul colore, sullo spazio, eliminando ogni elemento superfluo e qualsiasi coinvolgimento emotivo del pittore.
Le tele esposte appartengono a tre ricerche distinte.
Nelle opere ascrivibili al minimalismo geometrico, numerate da 1 a 11, i soggetti sono costituiti da forme semplici, linee, cerchi, triangoli, rettangoli, dipinte con pochi colori che interagiscono tra loro nel tentativo di trasmettere un senso di armonia.
Ma ciò che a prima vista sembra pura rappresentazione geometrica può svelare altro, inducendo chi osserva a chiedersi non tanto cosa stia guardando, ma quali sensazioni gli trasmetta il dipinto.
Il secondo gruppo di lavori, da 12 a 21, esprime la ricerca di una fusione tra linguaggio visivo e linguaggio testuale.
Le forme geometriche semplici, alla base del minimalismo, diventano strumenti per la creazione dei caratteri dell’alfabeto, resi con linee pulite e campiture piatte, eliminando ogni dettaglio superfluo. Le lettere così costruite cessano di essere segni grafici o strumenti di comunicazione per diventare realtà artistiche al confine tra scrittura e figurazione. I caratteri, presi singolarmente o accostati a formare parole, si impongono come protagonisti assoluti dell’opera.
Queste tele esprimono in definitiva la trasformazione dell’atto dello scrivere in quello del dipingere, ricordando che ogni parola è prima di tutto un disegno che abbiamo imparato a interpretare.
Le tele del terzo e ultimo gruppo, numerate da 22 a 30, rappresentano paesaggi naturali e, pur essendo ascrivibili all’astrattismo, introducono elementi di realtà. Lo spazio pittorico viene riempito con figure geometriche semplici, rese con toni neutri e caldi.
Una parte dei quadri di questo gruppo si caratterizza per una forte scomposizione geometrica. Montagne, rocce e nuvole vengono spezzate in blocchi poliedrici, come frantumati da una forza distruttrice e poi riassemblati, per mettere in rilievo la loro intrinseca fragilità.