Mostra di beneficenza a favore dell’Agenzia n.1 di Pavia per Ayamè.
A cura di Angela Fraschini, Marino Piccinni, Alberto Majocchi, Rino Rocchelli, Cristina Gallotti

Inaugurazione giovedi 11 giugno, dalle ore 18:00

12 – 13 giugno 2026 / 11:00 – 19:00

Sala Mostra Collegio Fratelli Cairoli – Piazza Cairoli 1, Pavia

 

Giorgio Flor è professore emerito di chimica fisica presso l’Ateneo di Pavia. Al termine della lunga carriera accademica ha ripreso la passione per la pittura, dedicandosi alla ritrattistica e alla rappresentazione astratta.

I lavori informali, scelti per questa mostra, sono inquadrabili in una delle correnti artistiche fondamentali della seconda metà del Novecento: il minimalismo, espressione radicale dell’astrattismo estremo. Per questa corrente pittorica l’opera si concentra sulla forma pura, sul colore, sullo spazio, eliminando ogni elemento superfluo e qualsiasi coinvolgimento emotivo del pittore.

Le tele esposte appartengono a tre ricerche distinte.
Nelle opere ascrivibili al minimalismo geometrico, numerate da 1 a 11, i soggetti sono costituiti da forme semplici, linee, cerchi, triangoli, rettangoli, dipinte con pochi colori che interagiscono tra loro nel tentativo di trasmettere un senso di armonia.
Ma ciò che a prima vista sembra pura rappresentazione geometrica può svelare altro, inducendo chi osserva a chiedersi non tanto cosa stia guardando, ma quali sensazioni gli trasmetta il dipinto.

Il secondo gruppo di lavori, da 12 a 21, esprime la ricerca di una fusione tra linguaggio visivo e linguaggio testuale.
Le forme geometriche semplici, alla base del minimalismo, diventano strumenti per la creazione dei caratteri dell’alfabeto, resi con linee pulite e campiture piatte, eliminando ogni dettaglio superfluo. Le lettere così costruite cessano di essere segni grafici o strumenti di comunicazione per diventare realtà artistiche al confine tra scrittura e figurazione. I caratteri, presi singolarmente o accostati a formare parole, si impongono come protagonisti assoluti dell’opera.
Queste tele esprimono in definitiva la trasformazione dell’atto dello scrivere in quello del dipingere, ricordando che ogni parola è prima di tutto un disegno che abbiamo imparato a interpretare.

Le tele del terzo e ultimo gruppo, numerate da 22 a 30, rappresentano paesaggi naturali e, pur essendo ascrivibili all’astrattismo, introducono elementi di realtà. Lo spazio pittorico viene riempito con figure geometriche semplici, rese con toni neutri e caldi.
Una parte dei quadri di questo gruppo si caratterizza per una forte scomposizione geometrica. Montagne, rocce e nuvole vengono spezzate in blocchi poliedrici, come frantumati da una forza distruttrice e poi riassemblati, per mettere in rilievo la loro intrinseca fragilità.